Su tessuti veg e guerra alla pelle Quattro Ruote è fuori strada

Su tessuti veg e guerra alla pelle Quattro Ruote è fuori strada

L’argomento è sensibile e si rischia facilmente di sbagliare. Questa volta, possiamo dirlo, Quattro Ruote è fuori strada. Il magazine ha l’onore di intervistare Amy Frascella, direttrice divisione Colour & Materials di Land Rover. Oggetto del colloquio, pubblicato sul numero di gennaio, sono i nuovi interni proposti dagli inglesi: la casa automobilistica offre una soluzione veg sviluppata con l’azienda danese Kvadrat. Nel presentare la novità, però, Quattro Ruote sceglie termini bellicosi che non si ritrovano nei virgolettati di Frascella. A cominciare dal titolo: “Nemici per la pelle”. Land Rover, a quanto ci risulta, non ha ancora dichiarato guerra a nessuno.

La praticità di Frascella

“Il passaggio di consumo sta cambiando in molti altri settori merceologici. Il modo in cui la gente vive, quel che mangia, le cose che compra sono ormai dei valori. C’è la consapevolezza che i marchi che scegli e con cui ti puoi identificare sono quelli dei quali condividi la visione del mondo”. Frascella, insomma, non lo dice esplicitamente, ma non lo nasconde neanche. È marketing. C’è un pubblico vegano che cerca in tutti i campi della propria quotidianità di fare acquisti coerenti con la propria etica. Perché Land Rover non dovrebbe sviluppare prodotti idonei per loro? “Del resto, anche i nostri concorrenti, non a caso, stanno andando nella medesima direzione”, continua. Aggiungendo che, fino a quando ci sarà anche un pubblico interessato ad altri interni, non li toglieranno dal catalogo: “Continuiamo a offrire un mix bilanciato di materiali tradizionali e di alternative più sostenibili”. L’intervistatore la provoca: “Più sostenibili ecologicamente oppure moralmente? Evitando derivati animali, per esempio?”. Frascella non abbocca (o quasi): “Non è soltanto una questione di derivati animali – risponde –. Si tratta di promuovere i materiali più sostenibili in tutti i sensi”.

Quattro Ruote è fuori strada

La manager Land Rover si concede un’intemerata sul tema dell’impatto ambientale della zootecnia, che a suo dire è peggiore di quello dei trasporti. L’autore di Quattro Ruote, intanto, aveva già osservato (in apertura di pezzo) che per produrre gli interni di una “lussuosa ammiraglia” servono dalle 12 alle 17 mucche, su cui grava “l’impronta carbonica dell’industria dell’allevamento”. È una querelle ormai antica, ma vale la pena ristabilire la verità. I bovini non sono allevati per la pelle, ma per la carne ed il latte. L’industria conciaria, dunque, raccoglie il sottoprodotto della zootecnia, altrimenti destinato ad essere trattato come uno scarto industriale, e gli dona seconda vita. Se gli obiettivi dell’automotive, come si apprende dall’intervista, sono la sostenibilità e la durabilità, ci sono pochi materiali circolari come la pelle.

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