Bye bye China, il reshoring globale cerca soluzioni più resilienti

Goodbye China, global reshoring aims at highly resilient solutions

Più resiliente. Più vicina ai clienti. In altre parole: più costosa. Così si sta trasformando la supply chain in un contesto che non premia Pechino, ma Vietnam, India e Messico. È la sintesi di un sondaggio effettuato da Gartner (società specializzata in progetti di consulenza strategica) a febbraio e marzo.Target: 260 responsabili di tutta la catena di approvvigionamento globale. Morale: bye bye China (in una certa misura).

Bye bye China

Un terzo del campione ha già spostato l’approvvigionamento e/o la produzione fuori dalla Cina. O ha manifestato l’intenzione di farlo entro 2, massimo 3 anni. “Già nel 2018 e nel 2019, la guerra commerciale USA-Cina ha messo a nudo la debolezza delle supply chain globalizzate. Di fronte all’esistenza di network produttivi fortemente esternalizzati, concentrati e interdipendenti è emersa una nuova necessità”. Cioè, “un’attenzione alla resilienza della rete e alla possibilità di una produzione più ravvicinata”. In altre parole: “Più locale”. Anche se non ancora strutturale, dunque, il percorso in fondo al quale si leggerà “bye bye China” pare ben più che tracciato.

Tutto ha un prezzo, però

“Questo tipo di cambiamento ha un prezzo” sintetizza sul portale FDRA (l’associazione dei retailer e distributori americani) Kamala Raman, senior director analyst di Gartner. “Cosa si intende per resilienza? Soprattutto la capacità di spostare rapidamente approvvigionamento, produzione e distribuzione quando si verifica un’interruzione. Ma per investire in resilienza occorrono risorse – ammonisce Raman – e, per trovare alternative in questo periodo, i grandi marchi potrebbero avere la necessità di supportare i fornitori strategici”.

 

 

Perché abbandonare Pechino?

La ricerca Gartner ha dimostrato che sono in molti a voler trasferire la supply chain fuori dalla Cina. Il motivo principale è l’aumento delle tariffe che hanno fatto lievitare i costi logistici oltre il 40%. “Nazioni alternative sono Vietnam, India e Messico”. Altra ragione per abbandonare Pechino: la necessità di rendere più resistenti le reti di fornitura” afferma Raman. Ma questo vuol dire aumentare il loro costo. Lo pensa il 58% degli intervistati.

Più vicini alla domanda

Un quarto degli intervistati ha dichiarato di aver già “regionalizzato o localizzato la produzione” per essere più vicini alla domanda. “Molte realtà occidentali dovranno esplorare nuove forme di automazione in fabbrica per ridurre i costi della produzione vicina o inshore. Alcune di queste sono anche favorevoli a combinare, ad esempio, la produzione in Asia e lo spostamento del solo assemblaggio finale più vicino al cliente”, ha concluso Raman. (mv)

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