Calzatura solidale: Anche con i Piedi si Può Dare una Mano

Calzatura solidale: Anche con i Piedi si Può Dare una Mano

Calzatura solidale e circolare, dall’Italia all’Africa. Il progetto Anche con i Piedi si Può Dare una Mano supera il giro di boa dei due anni dal suo lancio. A proporlo, Assocalzaturifici e Humana People to People Italia. Obiettivo: raccogliere vecchie collezioni, modelli invenduti o invendibili, cinture, accessori e pellami. A donarli, i calzaturifici che aderiscono all’iniziativa.

Valore sociale
Il progetto, dunque, punta a ridare valore a prodotti e materiali ormai ritenuti obsoleti. Un valore sociale, ambientale ed economico. In altre parole, Humana vende materiali e prodotti raccolti presso i propri charity shop. E il ricavato si trasforma in progetti a favore dei bambini delle scuole primarie di Chilangoma, nel Malawi.

Due anni e mezzo
A distanza di due anni e mezzo dallo start del progetto, sono stati 5 i calzaturifici che hanno aderito, donando 21.500 paia di scarpe. Altre 26 aziende hanno contribuito attraverso una donazione economica. In questo modo è stato possibile avviare la costruzione di 10 asili e di 10 strutture igieniche. Non solo. 465 bambini hanno ricevuto aiuti concreti e, quelli che frequentano i prescuola, hanno ricevuto 2.000 kg di pasti ad alto valore nutrizionale. Infine: 400 alberi sono stati piantumati.

Prossimi obiettivi
Il progetto di calzatura solidale avviato da Assocalzaturifici ora guarda ai prossimi obiettivi. Per esempio: realizzare 7 orti di comunità e piccoli recinti per l’allevamento di animali da cortile. Poi, innovare le strutture igieniche di 14 bagni e garantire fornitura di acqua potabile in 4 scuole. Infine, ristrutturare 10 aule per renderle accessibili anche agli studenti con disabilità.

Le parole di Badon
“Ritengo che iniziative come questa non solo siano lodevoli di per sé. Ma diano anche lustro e prestigio alle aziende che non hanno mancato di far sentire il loro sostegno al progetto” ci ha detto Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici. “Non è, comunque, la prima volta che gli imprenditori calzaturieri italiani dimostrano la loro attenzione nei confronti di aree del mondo in difficoltà. Già in passato abbiamo messo in campo iniziative simili”. Per esempio. “Inviando calzature e altri prodotti in vari Paesi, dove sappiamo esistere situazioni difficili in cui ai bambini mancano le scarpe per andare a scuola o anche solo per giocare e passeggiare”. (mv)

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