Amazzonia, PETA calunnia Horween: “La polemica è strumentale”

PETA accusa Horween Leather, storica conceria statunitense, di essere corresponsabile, o mandante morale (che dir si voglia), degli incendi che hanno investono l’Amazzonia. L’associazione animalista, che ha presenziato (e sta presenziando) le fashion week di Londra, Milano e Parigi con mobilitazioni ostili alla pelle, ha comprato l’affissione verticale su un tabellone a Chicago, a poche decine di metri dalla sede di Horween, per mettere in relazione l’industria della carne con il disboscamento della foresta pluviale brasiliana. Il suggerimento di PETA è che per il consumatore “vestire vegano” rappresenti un modo per prevenire i fuochi dolosi. L’equivoco è noto: già CICB ha dovuto risponderne a VF Corp e H&M, mentre Leather UK ha chiarito la questione con il Guardian. Ma che cosa c’entra Horween Leather con la faccenda? Leggendo il comunicato di PETA, si apprende che la sua colpa (si fa per dire) è essere “una delle più longeve concerie degli Stati Uniti”.

Skip è basito
Raggiunto dalla testata Block Club Chicago, Arnold “Skip” Horween, presidente della conceria, non può che manifestare tutta la sua sorpresa. La sua azienda, d’altronde non compra neanche materia prima conciaria sudamericana: “Le nostre pelli grezze sono tutte nordamericane – spiega –. Verrà il giorno in cui i sistemi di tracciabilità ci diranno anche gli specifici allevamenti da cui provengono, ma sappiamo per certo che originano dal Midwest statunitense e dal Canada centro-meridionale”.

Dettagli che a PETA non interessano
Il problema è che a PETA certi dettagli non interessano. “Se un’azienda vende pelle da 100 anni – dice un portavoce dell’associazione alla stessa testata – è responsabile della deforestazione, per non parlare del cambiamento climatico: cambia poco in quale Paese produca”. Se queste sono le premesse metodologiche, poco può incidere sulle posizioni dei radical-veg la risposta di Stephen Sothmann, presidente di USHSLA, che sottolinea come lo slogan “wear vegan” significhi “vesti sintetico”. Una virata che, nei termini della sostenibilità, non è affatto neutra.

 

 

Il rammarico di Skip
Ne ha di motivi di rammarico, lo sfortunato Skip Horween. Che non assume atteggiamenti omertosi sulla filiera carne-pelle (“Nessun animale dovrebbe subire abusi e, se si dimostra che qualcuno ne ha compiuti, sia punito nei termini di legge”) e si dimostra aperto al dialogo. Ecco, dialogo che, però, non c’è stato: PETA non lo ha mai contattato. “Abbiamo avuto tutti esperienza di litigi con chi sa urlare più forte di noi – dice –. Finisce che la verità si perde di vista e si afferma solo il rumore: non si può cavare alcunché da una situazione del genere. Ma che cosa è questo, un processo pubblico? Non mette a posto niente. Se ci sono problemi, identifichiamoli e risolviamoli. Ma non mi immischio con qualcuno bravo solo a tirare su cartelloni”.

Foto da account Instagram di PETA

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