Argentina, mentre la pelle spera nel Governo, le concerie licenziano

Argentina, mentre la pelle spera nel Governo, le concerie licenziano

Polemiche politiche, aspettative e, ora, anche licenziamenti. In Argentina il Coronavirus ha già minato il leather cluster. Dopo essere uscita sconfitta per verdetto politico dalla contesa con i macelli sulla gestione della materia prima, la pelle spera nel Governo. Che la Casa Rosada sostenga le piccole e medie imprese in questi giorni di recessione globale, è la richiesta di quattro sigle di settore. Intanto alcune aziende passano alle vie di fatto e mettono i dipendenti in mobilità.

La pelle spera nel Governo

Dal contrasto con i macelli, dicevamo, le concerie argentine escono sconfitte: non possono rifiutare di prendere in carico la materia prima. Ora FAICA (calzaturifici), CIMA (accessori e pelle), CAIPIC (fornitori) e ACUBA (conciatori di Buenos Aires) firmano una lettera comune per la Casa Rosada. Al Governo, riporta Cuero América, chiedono gli strumenti normativi e fiscali per mantenere intatti i livelli occupazionali, per rimanere solvibili e per ottenere garanzie di accesso al credito. Misure di cui la filiera, già provata da quattro anni di caduta della domanda interna, ha bisogno “non domani, ma oggi: perché domani potrebbe essere già troppo tardi”.

Licenziamenti e polemiche

Intanto la paralisi del mercato dovuta all’epidemia di Coronavirus miete già vittime. Come si apprende dalla stampa locale, il macello Penta ha licenziato 240 addetti. Non solo. Anche Curtume CBR, già in crisi, avrebbe messo in mobilità i dipendenti. La stessa mossa avrebbe fatto l’azienda Sadesa. Mentre le notizie dei licenziamenti trapelano come indiscrezioni, le forze politiche, locali e nazionali, sono sul piede di guerra. La crisi non passerà senza aver lasciato un profondo segno.

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