Be Green Tannery, il nome dice tutto: intervista a Felice De Piano

Be Green Tannery, il nome dice tutto: intervista a Felice De Piano

Il nome dice tutto. Prima di tutto, la mission sostenibile: l’aggettivo “Green”. Poi, la certezza della propria dimensione: il vero “to Be”. Infine, l’identità settoriale: il sostantivo “Tannery”. Insieme: Be Green Tannery, progetto conciario di Solofra avviato due anni fa, che coinvolge 24 dipendenti e ha alle spalle una lunga esperienza nella pelle. Ce lo racconta in questa intervista Felice De Piano (nella foto), fondatore dell’azienda solofrana insieme alla sorella Annalisa.

Il nome dice tutto

Quando nasce Be Green Tannery?

Concretamente nel 2018, ma con alle spalle un notevole background conciario familiare. Iniziò mio nonno, poi arrivò mio padre e ora ci siamo noi, la terza generazione. Be Green Tannery, quindi, nasce con una profonda consapevolezza del processo conciario e con una rodata struttura commerciale.

Da dove arriva il nome e l’idea?

Già negli anni precedenti al 2018 avevamo portato avanti idee green e registrato il marchio. Poi, a un certo punto, abbiamo deciso di osare, lanciando questa novità.

Non una pelle, ma l’intero processo

Qual è stato l’input?

Abbiamo lanciato questo progetto quando abbiamo riscontrato che, in ambito green, il mercato mostrava, secondo noi, un eccesso di uniformità rispetto a quelli che sono definiti e brevettati come “articoli metal free”. Noi, dopo aver approfondito lo studio della sostenibilità, anche dal punto di vista del marketing, abbiamo scelto di essere innovativi brevettando non solo il prodotto green, ma l’intero processo produttivo in modo che tutte le pelli che conciamo per pelletteria, calzatura e abbigliamento abbiano lo stesso, testato, grado di sostenibilità.

Che risultati avete raggiunto, finora?

Nel 2019 abbiamo raggiunto i 3,7 milioni di fatturato. A marzo 2020, causa Covid, abbiamo previsto una riduzione annuale del 20%, ma siamo riusciti a chiudere con il -15%. Ora abbiamo avviato una campagna di equity crowdfunding. Dopo 3 mesi di valutazione, siamo stati scelti dalla piattaforma specializzata MamaCrowd, partecipata dal Fondo Azimut, per finanziare un progetto di rimodellamento dell’azienda in ottica 4.0, pur rimanendo in una dimensione di artigianalità.

Obiettivo qualitativo

La qualità prima di tutto, insomma?

Non vogliamo puntare sulla quantità, ma proprio sulla qualità. Amplieremo la conceria, ma con un piano di efficienza energetica che ci farà produrre il 70% dell’energia che usiamo. Già oggi, del resto, la nostra fornitura energetica si basa su fonti rinnovabili. E poi stiamo lavorando sulla tracciabilità.

Come?

Sviluppando uno strumento basato sulla blockchain. Questo per dire che ci promuoviamo come “green” non solo perché facciamo pelli metal free. Sostenibile deve essere tutta l’azienda che deve consumare meno, generare meno scarti e quant’altro possa contribuire a questa missione. Il nostro processo, per esempio, abbatte del 33% il tempo impiegato e l’energia consumata in produzione e riduce del 30% l’acqua utilizzata.

Informarsi, informare

Vi comunicate in modo molto smart, raccontando l’idea della sostenibilità sotto vari punti di vista, anche distanti dalla pelle: perché?

Cerchiamo di avere una visione più aperta per rendere interessante la nostra comunicazione. Crediamo che, a chi legge di noi, vada dato qualcosa di più della descrizione dei prodotti. Va stimolata la conoscenza in generale sui temi della sostenibilità. Le dinamiche del futuro vanno in questa direzione: occorre aprirsi. È un modo per differenziarsi, per uscire dalla massa. Bisogna informarsi e bisogna informare.

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