Cambio al vertice di Confindustria Moda: “Uniti per vincere”

uniti per vincere

Restare uniti per vincere. È il concetto che ribadiscono il presidente uscente di Confindustria Moda, Cirillo Marcolin, e nuovo, Ercole Botto Poala, che già ricopriva il ruolo di vice presidente. Il primo, CEO di Marcolin Eyewear, ha chiuso il suo mandato biennale e ora passa il testimone al CEO di Reda, azienda laniera piemontese. Botto Poala è stato eletto martedì 26 luglio nell’assemblea dell’associazione che rappresenta la filiera della moda italiana.

“Uniti per vincere”

L’elezione di Botto Poala, classe ’71 (nella foto, d’archivio MU), è avvenuta secondo la logica dell’alternanza nella rappresentanza dei settori tessile-moda e accessorio. E nella continuità di intenti e di progetti. “Le sfide che ci attendono, come sostenibilità, digitalizzazione ed internazionalizzazione – sono le parole del neopresidente – possono essere affrontate solo lavorando in maniera unitaria, come sistema. Sarà mio compito guidare Confindustria Moda in una nuova fase della sua vita, dove l’unione sarà sempre più forte e solida”. L’imprenditore biellese, secondo Il Sole 24 Ore, ha rivendicato l’importanza del settore che rappresenta: “Il sistema TMA (Tessile-Moda-Accessori) torna a ricoprire il ruolo di uno dei principali motori dell’economia italiana e quindi di primo contributore della bilancia commerciale del Paese”. Nel 2021, il settore ha avuto una crescita dei ricavi del 22%. Il primo semestre 2022 dovrebbe chiudersi con un ulteriore incremento del 16%, che permette ad alcuni comparti di tornare ai livelli prepandemia.

 

 

L’appello

Un appello all’unità è arrivato anche dal past president Cirillo Marcolin. Al Corriere della Sera spiega come le varie crisi in corso si stiano sovrapponendo: “Ci impongono di rimanere uniti. L’unità è l’unica soluzione per non diventare marginali. La moda cambia, i mercati si evolvono, e se vogliamo tutelare il made in Italy di una filiera perfettamente integrata da monte a valle, lo dobbiamo fare in modo coordinato, mettendo da parte gli interessi delle piccole parti. Anche sul tema della transizione green e la digital transformation, le piccole imprese non hanno sufficienti capacità manageriali ed economiche per affrontarle. È possibile solo se si ragiona in termini di sistema”. (mv)

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