A Bosa sulle tracce dell’antico distretto conciario sardo

una veduta di Bosa dall'archivio Shutterstock

Uno dei luoghi più interessanti della storia dell’attività conciaria in Sardegna è l’area della città di Bosa, dove la lavorazione della pelle avveniva fin dai tempi dell’antica Roma. “Riscoperta nel Seicento, crebbe sino a diventare attività floridissima dal secondo Ottocento a tutta la prima metà del Novecento – si legge su sardegnaturismo.it, il portale della Regione per la promozione del territorio -. Furono attive una trentina di aziende, di cui oggi rimane memoria in sas Conzas, che sorgono a schiera lungo la sponda sinistra del Temo, vicine al Ponte Vecchio. Per quasi un secolo il centro della Planargia è stata la capitale delle concerie in Italia, le cui produzioni di altissima qualità erano apprezzate e vendute nella penisola e all’estero. Col tempo, lentamente, l’attività si ridusse e poi cessò nella seconda parte del XX secolo“.

Posizione strategica
Le concerie erano sorte a pochi passi dal fiume sia per la necessità di acqua sia per la possibilità di trasportare merci e persone, che non vivevano a ridosso dei laboratori per evitare l’odore derivante dai processi di lavorazione del pellame. “I fabbricati furono costruiti con pietre, fango e calce e intonacati con trachite rossa, affiancati gli uni agli altri, come le tipiche abitazioni variopinte del quartiere di sa Costa – si legge ancora sul portale -. Sono di due piani con soffitto in legno: al piano terra c’erano pozzo, pressa e vasconi, dove le pelli venivano immerse per conciatura, colorazione e lavaggio. Quello superiore era destinato alla finitura, specie di ‘suola’ e ‘vacchetta’, richiesti dai legatori di libri cagliaritani”. (art)

Foto da shutterstock

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