Moda, formazione, digitale: la parola a Giornetti (Polimoda)

Moda, formazione, digitale: la parola a Giornetti (Polimoda)

Come sono cambiati la moda, il design e il loro insegnamento durante questi lunghissimi e stremanti mesi di pandemia? Quanto la transizione digitale (a cui Covid ha dato un’incredibile accelerazione) si sposa con l’artigianalità? Concetto, quest’ultimo, al quale le griffe (e non solo) stanno dando molto più spazio, anche come strumento di comunicazione della propria eccellenza di prodotto? Domande necessarie per rispondere alle quali abbiamo dato la parola a Massimiliano Giornetti, direttore di Polimoda Firenze.

La parola a Giornetti

Il punto di partenza è l’originalità. In altre parole: la condizione di base e l’autenticità di una visione, di un approccio creativo, di uno stile. Giornetti lo spiega nella lunga intervista pubblicata sull’ultimo numero del nostro mensile, La Conceria. Dopo 16 anni in Salvatore Ferragamo e un’esperienza con l’iconico marchio cinese Shanghai Tang, Giornetti è “tornato a casa”. A Polimoda si è diplomato in Fashion Design. Ora, lo dirige. Le sue parole, quindi, risultano ideali per capire quali sono le attuali sfide formative della moda e del lusso. E non solo.

 

 

La moda è malata

“La moda, la più contemporanea delle forme d’arte, è malata – dice Giornetti – e ha bisogno della spinta incondizionata che può solo arrivare dai nuovi talenti, non toccati dalla pressione del marketing e del merchandising. (…) La transizione digitale a cui stiamo assistendo nel sistema moda rappresenta per me uno strumento e non un fine”. Uno strumento, però, conflittuale. “La digitalizzazione ha ucciso la curiosità e di conseguenza la creatività. Ha bloccato il flusso del pensiero, riducendo la gestualità a un like. Ci sta allontanando dal corpo e dalla ricerca dello spazio appiattendo così il design”.

Sradicare l’attitudine a essere follower

La sfida formativa, dunque, è quella di “sradicare l’attitudine a essere follower. La mancanza di stimoli ad uscire da una zona di comfort che induce all’omologazione forzata e alla ripetizione di quanto già esiste. Già a livello scolastico c’è una forte tendenza a seguire macro-trend, a manipolare idee e pensieri altrui. È fondamentale partire da una ricerca non basata sulla moda, ma sulla società, l’antropologia, l’estetica e la politica per aprirsi al concetto di “unico”, che rappresenta la visione diversa del singolo”.

Per leggere l’intervista completa a Massimiliano Giornetti, CLICCA QUI.

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