D&G, i conti non sono male: ma la Cina non perdona

Dolce & Gabbana deve ancora riprendersi dallo scivolone mediatico (prima) e di mercato (poi) subito in Cina nel novembre 2018. La casa di moda prevede che nell’anno fiscale in corso le vendite nella Repubblica Popolare risulteranno in calo, stop che segue la frenata registrata nel precedente esercizio 2018-2019. I consumatori cinesi, insomma, non hanno ancora dimenticato lo spot ritenuto ingiurioso.

I dati di bilancio
Nel bilancio chiuso a marzo 2019, la quota dei ricavi generati dall’area Asia-Pacifico si era ridotta dal 25 al 22% su un fatturato totale di 1,38 miliardi di euro, in crescita del 4,9% rispetto al precedente esercizio. In via di sviluppo il mercato americano, che ha aumentato il suo peso sui ricavi complessivi dal 13 al 16%, mentre altri mercati sono stabili: Italia al 23%, Europa al 28% e Giappone al 5%. Più della metà delle entrate arriva dal canale retail. L’Ebitda, cioè gli utili prima di interessi, imposte e ammortamenti, è però calato di oltre il 40% a 87,2 milioni di euro.

Previsioni
Dolce & Gabbana stima per le vendite complessive dell’esercizio in corso (aprile 2019-marzo 2020) e per la redditività (specie nel secondo semestre) un leggero aumento. “Il buon inizio della stagione retail autunno/inverno potrebbe essere il segno di una seconda metà dell’anno migliore del previsto” si legge nei documenti della griffe italiana.

Cina
Quello che invece non dovrebbe migliorare è il mercato cinese. Per giustificare la frenata, la maison (è comprensibile) non torna al suo fail, ma cita le tensioni commerciali, il rallentamento dell’economia locale, oltre alle proteste di Hong Kong che sicuramente non porteranno benefici alle vendite. (mv)

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