Donatella Versace e Marco Bizzarri spiegano il futuro della moda

Donatella Versace e Marco Bizzarri spiegano il futuro della moda

Fashion e sfilate nel post Coronavirus. Donatella Versace e Marco Bizzarri (CEO di Gucci) spiegano il futuro della moda. Le posizioni dei due protagonisti hanno molte analogie, dagli show che vedremo, alla valutazione per il Governo Conte, fino alla moda come strumento per tornare a sognare e gioire.

Il futuro della moda

Nell’intervista al Corriere della Sera Versace (nella foto a destra) riconosce di non sapere “come sarà il futuro delle sfilate”. Versace vorrebbe una “via di mezzo” tra gli show tradizionali e le sfilate digitali e pensa ad un momento “forse ridimensionato, più intimo…”. Con quale modalità? La direttrice creativa della maison controllata da Capri Holdings ritiene “molto difficile e poco produttivo fare previsioni oggi per poi dover ricominciare da capo con l’evolversi delle variabili in gioco”. Versace plaude al comportamento del Governo “che sta facendo un lavoro esemplare” e pensa alla prossima collezione: “Dovrà avere un messaggio ancora più forte, di rottura. Sarà magari più concentrata, ma per questo vorrei che andasse a colpire direttamente al cuore e faccia dire: lo voglio! La moda è sempre stata sogno”.

 

 

Come dice Bizzarri

Anche Bizzarri, intervistato da WWD (nella foto a sinistra), crede che gli eventi fisici non spariranno a favore di quelli digitali: le due modalità di presentazione si completeranno a vicenda. Un’altra dichiarazione in sintonia con la direttrice creativa è quella legata al Governo italiano che secondo Bizzarri “si è mosso velocemente, trasmettendo un messaggio chiaro e prendendo decisioni, mentre venivano pressati da ogni parte”. In prospettiva futura, Bizzarri vede un incremento delle riunioni digitali e dell’utilizzo della realtà virtuale. “Le cose cambiano ogni due o tre giorni e dobbiamo rispondere rapidamente ai nuovi problemi, dobbiamo essere flessibili. Le riunioni – spiega – sono più veloci e arrivano rapidamente al punto. Lavoriamo ancora molto, ma in modo diverso”. Oltre a vedere “segnali incoraggianti dalla Cina”, Bizzarri immagina il nuovo consumatore non molto diverso da quello pre-pandemia: “Penso che le cose non cambieranno radicalmente, perché la moda è fatta per dare gioia. Forse ci sarà più sobrietà, come è già avvenuto dopo altre crisi, nel 2001 e nel 2008: si va a corsi e ricorsi”. (mv)

 

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