Il lusso vira sul gioiello: Solca spiega gli effetti per la pelle

Il lusso vira sul gioiello: Solca spiega gli effetti per la pelle

La trattativa per l’acquisizione di Tiffany da parte di LVMH è stata lunga e più complessa del previsto. Ma si è conclusa positivamente e ha aperto un tema e probabilmente una stagione: il lusso vira sul gioiello. Le grandi conglomerate dell’alto di gamma intendono integrare il proprio portafogli con brand della gioielleria e, quindi, la propria catena del valore con aziende della filiera orafa e dei preziosi. La nuova strategia per il prodotto in pelle non è esattamente neutra, perché sottintende una certa maturità di alcuni settori e più ampie prospettive in altri. Ne parliamo con Luca Solca, senior research analyst per i Global Luxury Goods di Bernstein.

Il lusso vira sul gioiello

Veniamo da una stagione recente della moda in cui gli accessori sono stati la pietra angolare di ogni strategia. Lo si è visto nei risultati di vendita e negli investimenti strutturali. Che cosa vuol dire la sterzata verso il gioiello? Che in pelletteria e calzatura il lusso ha già dato il massimo? “Non credo che il mercato sia saturo per le altre categorie – rassicura Solca –. La gioielleria è interessante perché ha ampi spazi di crescita per il prodotto griffato, ottimi margini, e si può vendere, come la pelletteria, in negozi monomarca al 100%”. Qualche implicazione più significativa, però, potrebbe esserci sul piano delle integrazioni verticali e degli investimenti. Quando si muovono, le corazzate dell’alto di gamma lo fanno con un certo metodo: investono sull’intera catena del valore. “Bulgari lo ha già fatto, ad esempio – ricorda Solca –, con forti investimenti in Italia”. L’analista di Bernstein non definirebbe il processo un ridimensionamento del valore della filiera degli accessori. “Anche se è vero che le aziende migliori del lusso si sono già integrate a monte nella pelletteria – dice – e hanno acquisito fior da fiore i migliori fornitori. Quindi hanno meno da investire a questo punto”.

La pedina Richemont

Sullo sfondo si agita la questione Richemont. Il gruppo elvetico affronta una fase non semplice della sua storia. Da più parti si dice che è nel mirino di Kering. I francesi ne farebbero un sol boccone proprio per il suo patrimonio nel segmento jewelry, così da mettersi al passo con gli arci-rivali di LVMH. Secondo altri, potrebbe semplificare il portafogli per concentrarsi sulle attività più forti. Quale soluzione immagina Solca? “Nel futuro prossimo credo che gli azionisti di controllo abbiano detto oltre ogni possibilità di equivoco che Richemont vuole restare indipendente – conclude –. Una razionalizzazione dell’attività nel comparto moda, come nel caso della cessione di Lancel, potrebbe però essere possibile. E sicuramente ben ricevuta dal mercato”.

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