Renzo Rosso e Toni Scervino contano sui segnali positivi dalla Cina

Renzo Rosso e Toni Scervino contano sui segnali positivi dalla Cina

L’industria della moda conta sui segnali positivi dalla Cina. La pandemia di Coronavirus lascerà un segno profondo sul settore. Ma il ritorno alla normalità della Repubblica Popolare e del Far East offre alla filiera un motivo di fiducia. Concordano sul punto Renzo Rosso, patron di OTB, e Toni Scervino, CEO e cofondatore di Ermanno Scervino.

I segnali positivi dalla Cina

Il Coronavirus non ci ha risparmiato, ma in Giappone, Cina e Corea oggi i numeri sono quasi normali”. Rosso (nella foto, a sinistra) riconosce al Corriere della Sera che i mercati asiatici mostrano per primi di star recuperando le posizioni pre-crisi. Il fato è ragione di speranza e di tenuta del business, insieme al boom dell’e-commerce: “Abbiamo visto decollare le vendite online fino all’85%”. Ma non bastano da sole per dire che il peggio è alle spalle. La principale preoccupazione di Rosso sono ancora “le aziende che chiuderanno e le persone senza lavoro. Una volta passato il momento di emergenza – spiega –, bisogna che le attività si mettano tutte in moto perché sono tutte collegate tra loro”.

 

 

Il parere di Scervino

Proprio nel Far East la maison Ermanno Scervino conosceva il principale fattore di traino delle vendite. E dall’Asia arrivano i primi motivi di conforto. “I nostri negozi in Cina hanno riaperto – racconta Toni (nella foto, a destra) a L’Economia del Corriere della Sera –, è una nota di speranza”. L’imprenditore toscano ha fiducia nella resilienza del made in Italy: “Noi italiani abbiamo una grande virtù – osserva –: nei momenti di emergenza la fantasia non ci manca. Quindi confido molto nell’individualità italiana, nella capacità di orientarsi velocemente e di scrollarsi di dosso tante problematiche”. Come Rosso, Scervino vede nella tenuta della filiera una priorità del sistema: “Il problema economico si sentirà tra un mese, e prima che si senta mi auguro che saranno presi provvedimenti – conclude –. Un ritardo sarebbe imperdonabile: una volta che hai tolto l’erba da sotto i piedi alla filiera si ferma tutto. Abbiamo aziende eccellenti in Toscana, vanno salvaguardate come opere d’arte”.

 

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