Carne: in Nuova Zelanda si investe, l’Australia perde la Cina

l'Australia perde la Cina

Qualcosa sta cambiando nel mercato della carne nel Far East. Da un lato Alliance Group, importante società neozelandese di lavorazione della carne, ha annunciato nei giorni scorsi un investimento milionario per soddisfare la domanda crescente. Dall’altro l’Australia perde la Cina. In che senso? La Repubblica Popolare ha alzato un muro commerciale, bloccando l’importazione di carne bovina. La misura è politica. Arriva in risposta alla richiesta di chiarimenti sulla diffusione di CRV da parte del governo di Scott Morrison.

Alliance Group investe sulla macellazione

La società neozelandese ha annunciato un investimento da 4 milioni di dollari nel suo impianto di lavorazione della carne bovina a Southland. L’investimento, come spiega Alliance in una nota, serve “ad aumentare la capacità di produzione nella regione situata nella parte meridionale dell’Isola del Sud”. Non è, però, l’unico upgrade messo in campo dall’azienda. Alliance spiega che intende investire anche nell’impianto di Lorneville, vicino a Invercargill, al momento dedicato alla carne di cervo. L’intenzione in questo caso è di estendere la macellazione anche alla carne bovina. David Surveyor, amministratore delegato di Alliance Group, spiega che l’investimento è parte fondamentale della strategia di crescita. “I nostri volumi di approvvigionamento crescono di anno in anno e i nostri soci allevatori hanno chiesto di aumentare la capacità di lavorazione di manzo nell’alta stagione – dice -. Ora saremo in grado di fare una differenza significativa per i nostri agricoltori trattando alcune vacche da allevamento a Lorneville e liberando spazio a Mataura. Ma è anche una vittoria per gli allevatori di cervi, perché aumenteremo la nostra capacità di lavorazione di questa carne a Lorneville”.

L’Australia perde la Cina

Intanto, Cina e Australia entrano in rotta di collisione. Il governo cinese ha comunicato la sospensione delle importazioni di carne rossa da quattro macelli australiani a partire dal 12 maggio. Secondo i dati dell’Australian Broadcasting Corp, i quattro macelli esportano circa il 35% di tutta la carne che l’Australia vende alla Cina. La decisione, come riportano diversi media internazionali, sarebbe legata alle richieste di chiarimento da parte del primo ministro australiano Scott Morrison sull’origine della diffusione del virus Covid-19. La Cina è il secondo mercato per l’export di carne dall’Australia dopo il Giappone, con dati in crescita del 30% dal dicembre 2019. Secondo gli analisti il blocco potrebbe tradursi in una perdita di circa 3 miliardi di dollari. (art)

 

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