La carne si affida alla Cina per superare il colpo della pandemia

La carne si affida alla Cina per superare il colpo della pandemia

La produzione globale di carne nel 2020 subirà un calo dell’1,7% su base annua. C’entra la pandemia, chiaramente: secondo FAO, il Coronavirus ha condizionato sia la produzione che il consumo di prodotti animali. Dal Food Outlook 2020 si apprende che ora la carne si affida alla Cina per superare la fase più critica. L’import del gigante asiatico nell’anno aumenterà del 24%.

Elementi in gioco

La pandemia, dicevamo, ha avuto molteplici effetti sulla filiera: con la chiusura di bar e ristoranti dovuta al lockdown, ad esempio, ha minato il mercato dei tagli nobili, mentre i venti di recessione deprimono la domanda. Ma il virus non è stato l’unico elemento di disturbo, riporta l’agenzia delle Nazioni Unite: hanno pesato sull’attività sia le persistenti siccità in alcune parti del globo, che la cosiddetta peste suina in Asia.

La carne si affida alla Cina

Se -1,7% è il calo totale previsto da FAO, sono diversi i trend a seconda della tipologia di prodotto: mentre la produzione di carne suina accuserà il colpo più duro (-8%), quella di carne bovina si assesta a -0,8%. Secondo la sintesi de El Paìs, si affermeranno in area positiva le carni ovine (+0,9%) e le avicole (+2,4%). Le uniche note lievi arrivano dalle previsioni sull’interscambio internazionale, dove la domanda cinese, per la gioia dei big del settore, conoscerà il +24%: gli acuisti di carni rosse della Repubblica Popolare registreranno il +14%.

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