Le concerie e la materia prima da Russia e Ucraina: cosa succede?

Le concerie e la materia prima da Russia e Ucraina: cosa succede?

Cosa succede alla materia prima conciaria che arrivava da Russia e Ucraina? La crisi bellica ha, di fatto, bloccato la possibilità di acquisto da parte di grezzisti e concerie che, ora, sono in cerca di alternative. Sono molte le aziende che si rifornivano di pellame grezzo dai due paesi e adesso devono trovare un’alternativa, in particolare per quanto riguarda i baby calf ucraini.

Cosa succede?

“Ci sono pelli che sono state preparate e non possono uscire dal Paese – ci raccontano Renzo e Roberto Lupi della conceria BCN che si rifornisce da molti anni in Ucraina -. Per quanto riguarda il vitellino la raccolta va da gennaio a luglio.  Le difficoltà le vediamo: con il conflitto si blocca tutto. Dove ci sono stati i bombardamenti, nella zona centro-orientale del Paese, non si muoverà più nulla. Chi lavora, invece, nella parte occidentale del Paese ha avuto problemi, ma almeno, al momento, nessun danno. La macellazione non la possono fermare, ma la catena alimentare si è quasi bloccata”.

Fonti alternative

“Per garantire le consegne ai clienti, le concerie devono capire quanto stock hanno. Sicuramente non ci sarà una quantità elevata di vitellini, ma troveremo altre fonti. Se il problema dovesse sussistere a lungo proporremo ai nostri clienti un piano B – dicono da BCN -. Troveremo insieme un’alternativa. Gli altri Paesi europei stanno già cogliendo l’occasione per aumentare i prezzi. La speculazione a effetto boomerang è già partita”.

 

 

L’aumento dei costi

“La crisi bellica è la goccia che fa traboccare il vaso di una situazione già molto complicata. Veniamo da un periodo di difficoltà dato dall’aumento continuo dei costi dei prodotti chimici e dell’energia – continua Renzo Lupi -. Alla reperibilità si unisce il problema del caro bollette che già aveva messo a dura prova il nostro comparto. Questa è la questione più grossa. Tutta la filiera dev’essere salvaguardata. Dal prodotto finale ai terzisti e alla supply chain”.

I vitellini ucraini

“Il vitellino proveniente dall’Ucraina è davvero eccezionale – spiega il grezzista Gabriele Pucci -: non è facile da sostituire, anche se non è una produzione enorme. Molta della materia prima la lavorano già sul luogo. Fanno un finito notevole. È una pelle spettacolare, che non ha paragoni nemmeno col macello nazionale. L’unica che può sostituirla è la Francia”.

Pelle dalla Russia

Il problema, oltre alle mancate forniture dall’Ucraina, sta anche nel commercio del pellame bloccato tra Italia e Russia. “Io esporto e importo pelli da e verso la Russia – continua Pucci -. I miei clienti locali mi hanno detto che per un paio di mesi staranno fermi“. Si tratta di una pelle di fascia medio-bassa. Il suo commercio si basa sulla quantità. “Le concerie russe in questo momento non riescono a ricevere pagamenti, macchine e rifornimenti. Probabilmente, esportano in Cina da dove, poi, mandano la pelle in India e altri Paesi dove fanno produzione”.

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