Ai buyer Milano Digital Fashion Week tutto sommato è piaciuta

Ai buyer Milano Digital Fashion Week tutto sommato è piaciuta

Una manifestazione sperimentale, giocoforza. Dove tutti, dagli organizzatori ai brand partecipanti, addetti ai lavori inclusi, si sono dovuti adeguare in tempi rapidi alle novità. Ma ai buyer Milano Digital Fashion Week, la rassegna multimediale organizzata da CNMI in luogo della usuale fashion week, tutto sommato è piaciuta. “Abbiamo fatto il massimo possibile per adattarci alla situazione – racconta a WWD Dean Cook, buyer Uomo per Browns –. Non posso trovare passi falsi. Se mi è mancato qualcosa, è stato vedere e sentire il prodotto, osservarlo indosso a un modello”.

Tutto sommato è piaciuta

Mi complimento con i brand che hanno lavorato duro per consegnare una nuova collezione in tempi così brevi – aggiunge alla stessa testata Riccardo Tortato di Tsum – . Tutto il settore deve essere grato alla creatività e alla manifattura italiana. Ora serve che noi sosteniamo l’industria e ci impegniamo per i marchi che hanno avuto il coraggio e l’organizzazione per una presentazione fisica”. È stata una manifestazione sperimentale per tutti, dicevamo. E così se Cook appunta che “ci vuole ancora molto perché il digitale possa competere con l’esperienza fisica”, Chris Kyvetos, buying director Uomo per Mytheresa, osserva che “se i nostri clienti si sono rivelati in grado di fare acquisti basandosi su immagini online, anche noi dobbiamo essere capaci di fare altrettanto”.

 

 

Questione di mood

L’esperienza meneghina ha lasciato anche indicazioni su possibili accorgimenti futuri. Uno dei grandi problemi con il digitale è che ci può essere troppa enfasi sul mood delle collezioni – obietta Simon Chilvers, content director per Matchesfashion –, piuttosto che sul modo in cui gli abiti vanno ai modelli. In più, bisogna anche notare che molti stilisti hanno guardato ai soli codici della propria maison, creando capi che nel guardaroba sarebbero pezzi unici basati sulla propria estetica”. “Molti brand a Milano, come a Parigi, hanno spinto la loro narrativa sull’artigianato e l’heritage, ricordando ai loro clienti i valori fondamentali del lusso – conclude Federica Montelli, head of fashion di Rinascente –. C’è stata una leggera vibrazione di nostalgia, dal vintage alla decisione di celebrare il paese e l’ambiente”.

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