Confindustria Moda: solo un imprenditore su 10 è ottimista

Confindustria Moda: solo un imprenditore su 10 è ottimista

Confindustria Moda vede il 2024 in grigio. Molto grigio. I numeri della filiera della pelle e dell’accessorio del primo trimestre fanno emergere la frenata del comparto. Il sentore comune è che il secondo trimestre sia andato peggio. Infatti, in attesa di dati ufficiali, solo un imprenditore su 10 prevede un miglioramento da aprile a giugno. “Da settembre a dicembre sarà un periodo buio” afferma la presidente di Confindustria Moda, Annarita Pilotti.

Solo un imprenditore su 10 è ottimista

Secondo l’analisi di Confindustria Moda non ci sono segnali concreti per poter affermare che la crisi della moda stia passando. Anzi, gli aggiornamenti provenienti dal retail annunciano una stagione estiva che ricalca le precedenti, con poche vendite. Questo vuol dire invenduto, con riverberi negativi sugli acquisti per l’estate 2025. Non è un caso, quindi, che anche l’indagine firmata Confindustria Moda, così come avevano evidenziato quelle di Assocalzaturifici e Assopellettieri, conferma che il sentiment degli imprenditori è orientato verso un outlook stabile-negativo. In particolare, per il secondo trimestre 2024, circa la metà degli associati interpellati vede una congiuntura stabile. Il 43% stima un ulteriore peggioramento. E solo un imprenditore su 10 si aspetta un miglioramento dello scenario.

 

Confindustria Moda: solo un imprenditore su 10 è ottimistaConfindustria Moda: solo un imprenditore su 10 è ottimista

 

9 su 10

Tradotto in fatturato, vuole dire che 6 imprenditori su 10 si aspettano un’ulteriore flessione dei ricavi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per 1 imprenditore su 4 le vendite sono in linea con aprile-giugno 2023 e solo il 17% si mostra ottimista. Qual è il problema principale? Sembra una domanda pleonastica poiché 9 imprenditori su 10 attribuiscono il momento difficile alla debolezza della domanda. In altre parole: accusano la crisi dei consumi. Altri problemi menzionati sono l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, la carenza di figure professionali e il ricambio generazionale.

Da un momento di sofferenza a un periodo buio

Per Annarita Pilotti il primo trimestre è stato un “momento di sofferenza. La nuova frenata dei ritmi produttivi e il conseguente ricorso agli strumenti di integrazione salariale allontanano ulteriormente i tempi della ripartenza per l’intero settore”. Pilotti, infine, in un’intervista al Corriere Adriatico chiede al Governo la Cassa Integrazione Straordinaria: “Da settembre a dicembre sarà un periodo buio. I consumi non sono ripartiti”. (mv)

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×