Due buoni argomenti per dire che la salvezza del lusso è in Asia

Due buoni argomenti per dire che la salvezza del lusso è in Asia

Certo, il Giappone, la Corea del Sud e, soprattutto, la Cina sono già mercati importanti per l’alto di gamma. Ma, dopo lo choc della pandemia, ci sono due buoni argomenti per dire che la salvezza del lusso è in Asia. Il primo lo forniscono Christina Fontana, Head of Fashion and Luxury – Europe di Alibaba Group, e le iniziative della piattaforma e-commerce per cui opera. Il secondo arriva dalle testimonianze sulla ripresa delle attività manifatturiere in Toscana.

La salvezza del lusso

Quando Fontana dice che bisogna guardare a Oriente per agganciare la ripresa, si potrebbe obiettare che lo faccia in conflitto di interessi. Ma la manager mette subito le cose in chiaro: “Quello che ho sempre cercato di fare nei miei diversi lavori – dice a L’Economia, inserto de Il Corriere della Sera – è stato studiare le industrie e capire quali erano crescenti e quali, invece, morenti”. Sull’alto di gamma, dunque, parla sulla base di concreti motivi di fiducia. “Il 2020 sarà un anno difficile per le aziende, ma moda e lusso continueranno a esistere – argomenta –, perché piacciono alle persone per il sogno, la qualità, la bellezza che contengono. Tutti valori che, dopo il lockdown, la gente vuole ritrovare. Semmai i brandi si adatteranno ai nuovi tempi, come hanno sempre fatto d’altra parte”.

Prevalenza cinese

Dalle colonne de La Conceria n. 5 Fontana già ha spiegato quanto sia interessante il made in Italy in pelle per Alibaba. E, viceversa, quali opportunità offra l’online ai produttori nostrani. La stessa Alibaba ha ora presentato il programma Rinascita, un pacchetto di iniziative e promozioni per favorire l’internazionalizzazione delle imprese artigiane italiane. Con focus, dicevamo, sull’Oriente. “Già oggi il 30% del lusso è acquisito da consumatori cinesi – continua Fontana –. Ma uno studio McKinsey dice che, dopo la pandemia, ci sarà una ulteriore accelerazione della concentrazione nel mondo asiatico, da cui già negli ultimi due anni è derivata la crescita dell’intero comparto”.

Testimonianza dalla Toscana

Nei distretti dell’alta moda toscana, d’altronde, la ripresa è fin qui possibile grazie alla vivacità dei mercati orientali. “Il sistema moda della Toscana riparte, anche se a ritmo ridotto – conferma Raffaello Napoleone, CEO di Pitti Immagine, ancora a L’Economia –, e a trainare la ripresa dopo il lockdown sono i distretti produttivi. Riparte con le grandi griffe, non solo italiane, che hanno in Toscana una base produttiva, penso a Gucci”. Che c’entra l’Oriente? La “produzione, per ora, guarda al mercato cinese in ripresa – continua Napoleone –, mentre restano le incognite di mercati come gli USA, tra crisi e tensioni sociali”. Quando parla di Cina, Napoleone non si riferisce solo a “Mainland di Pechino e Shanghai, ma anche altre capitali dello shopping: se è vero che Hong Kong continua a soffrire commercialmente per il clima di instabilità, oggi per molti brand Macao è uno sbocco alternativo”. Il dado è tratto: “L’Asia, per la Toscana come per il resto d’Italia, sarà sempre più il baricentro della nostra produzione moda”.

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