La moda italiana si interroga su stagioni e identità dopo il CRV

La moda italiana si interroga su stagioni e identità dopo il CRV

Nulla tornerà come prima: almeno non in tempi brevi. I player della moda italiana si interrogano su stagioni e identità dopo il CRV. Le incognite sono molte, va da sé. Carlo Capasa (presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana), Claudio Marenzi (presidente di Confindustria Moda e patron di Herno) e Alberta Ferretti (stilista cofondatrice di Aeffe), però, riconoscono anche i primi filoni di trasformazione.

Stagioni e identità dopo il CRV

Le campagne vendite di maggio sono ovviamente saltate. Di conseguenza le consegne di ottobre saranno come minimo posticipate. In un certo senso torneremo a un ritmo più legato alle stagioni. Il che non è detto sia un male nel lungo termine”. Capasa spiega a la Repubblica quanto le imprese italiane della moda pesino nel fashion system internazionale. E come, quindi, non si possa giocare, per così dire, con le sorti di un settore che tanto contribuisce al PIL italiano. “Ogni mossa, arresto compreso, va pensata bene – continua, facendo riferimento alle fashion week –. Per settembre stiamo capendo se e come allungare il calendario, e come garantirne la fruizione anche a chi non si potesse ancora muovere. A ogni modo fermarsi non è un’opzione”.

Il piano Marshall per la moda

Non so quanto durerà, ma ne uscirà una civiltà diversa. Il rischio è una pandemia economica, molto pericolosa”. Allo stesso quotidiano Marenzi spiega i passi intrapresi, da presidente di associazione confindustriale, per rappresentare all’Esecutivo le esigenze del settore. “Abbiamo presentato al governo il nostro piano Marshall – continua –: finanziamenti trentennali e a tasso zero a tutte le attività della filiera. Non c’è altro da fare. Mi basta guardare le code negli USA davanti ai negozi di armi per capire che rischi corriamo”. E l’immediato dopo Coronavirus come lo immagina? “Non è possibile pensare un ritorno alla simil-normalità – afferma –, con negozi assortiti con le vecchie collezioni. Quindi avanti con i piedi di piombo, ma avanti, perché non vedo un riassestamento prima del 2021”.

L’identità delle griffe

A proposito della girandola di presentazioni, viaggi, incontri e kermesse che dettavano l’agenda della moda prima della pandemia, Alberta Ferretti riconosce che “ci vorrà tempo per tornare a quei ritmi”. Parlando con il Messaggero, la stilista annuncia: “Presenteremo la resort, a luglio, in videoconferenza. Però mi auguro davvero che a settembre si possa tornare alle sfilate. Niente può sostituire l’emozione. Magari ci vorranno spazi più grandi”. Le collezioni, intanto, non possono non risentire del variato contesto in cui sono concepite e realizzate: le griffe dovranno fare delle scelte. “La moda è sempre stata specchio dei tempi – conclude – . Ci saranno collezioni più ridotte, focalizzate sull’essenza vera del marchio. E, poi, si punterà sempre più su qualcosa di duraturo, che entri in guardaroba per restarci. Forse il surplus, il produrre senza criterio e senza qualità per inseguire un prezzo basso si è ritorto contro la moda”.

Immagine d’archivio La Conceria

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