Non tutti rallentano, Armani sì: “Il lusso non è un supermercato”

Non tutti rallentano, Armani sì: “Il lusso non è un supermercato”

Molti l’hanno detto, pochi l’hanno fatto. Giorgio Armani sì, lui è stato coerente con le sue parole, perché rimane convinto che il lusso non è un supermercato. Lo scorso aprile, nel pieno della pandemia, dalle colonne di WWD lo stilista milanese invitava l’alto di gamma a smetterla con le pratiche del fast fashion. Lì per lì, la risposta del fashion system è stata unanime. A cinque mesi di distanza, non si può dire che alle parole abbiano davvero seguito i fatti. Parlandone con il Corriere, lo stilista milanese non nasconde il rammarico, ma non si dice sorpreso. “Le parole che ho usato erano profondamente sentite, dette in realtà molte altre volte anche prima – afferma –. Quel che ho scritto è quanto sto facendo in termini di business e di creatività: ho deciso di rallentare, di trovare una dimensione più umana e anche più vicina al pubblico, di fare meno e farlo meglio. Sono certo che si possa crescere in modo responsabile”.

Il lusso non è un supermercato

All’intervistatore che gli chiede se non sia “deluso” dal comportamento dei colleghi, Armani risponde di “avere sufficiente di anni di esperienza per essere lucidamente realista riguardo alla natura umana”. Cioè? “Far proclami è facile, ma applicarli poi è altro. Ma fa tutto parte del gioco”. Lui, spiega, è stato semplicemente fedele al suo principio di bellezza, che è “armonia tra interiorità e apparenza”. E a chi teme di perdere il treno dell’eccesso e delle tante collezioni, Armani contrappone la sua certezza: “La qualità di un oggetto fatto bene parla da sola”.

Le sfilate

Il problema si ripropone plasticamente ora che si avvicinano le Settimane della Moda. “Vedo ancora sfilate organizzate con gran dispendio di mezzi – continua Armani con il Corriere –. E vedo un gran insistere sulla comunicazione invece che sul prodotto. Ma vedo anche stanchezza da parte del pubblico”. Dal suo canto, lo stilista per l’Armani Fashion Show del 26 settembre ha scelto le porte chiese, come a febbraio, ma in diretta TV su La7. Come, il vecchio catodo e non il web? “La moda in TV ha avuto il suo momento di alta spettacolarizzazione negli anni Ottanta – afferma Armani –, quando noi stilisti vi comparivamo spesso, dispensando consigli di ogni genere. Ma non è mai stata utilizzata per raccontare una collezione nuova, che nemmeno gli addetti ai lavori hanno ancora visto. Si parla di democratizzazione, e cosa c’è di più democratico della televisione?”.

Nessuno si senta assolto

Ma se il lusso ha preso a inseguire il fast fashion, chi ha le maggiori colpe: gli stilisti o i consumatori? “Tutti coloro che per sete di profitto – conclude lo stilista – hanno dimenticato la componente emozionale della moda e hanno trasformato le aziende del lusso in supermercati, uccidendo la creatività degli stilisti e la magia della moda”.

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