Dalle origini a Covid-19: il guanto secondo National Geographic

Dalle origini a Covid-19: il guanto secondo National Geographic

La pandemia ha riportato d’attualità i guanti. Lo si è letto più volte. E pure lo si è scritto. Così, National Geographic ha deciso di redarre la storia del guanto, evidenziando il suo ruolo nelle trasformazioni sociali dell’uomo, dalla preistoria ad oggi. Dalle muffole indossate dai primitivi nell’era glaciale fino ad oggi. Dalle origini a Covid-19, quindi, passando anche per una serie di modi di dire. Per esempio: perché si dice “lanciare un guanto di sfida”? E “trattare con i guanti bianchi”?

Dalle origini a Covid-19

I guanti più antichi sono in lino e sono stati rinvenuti in Egitto, all’interno della tomba del faraone Tutankhamon. Datazione: tra il 1343 e il 1323 a.C. Successivamente, i guanti hanno assunto un ruolo di definizione della classe sociale. Fatti a maglia in casa, per men abbienti. Cuciti in tessuto o in pelle, per ricchi e nobili. Li cita Omeronell’Odissea, ma la loro vera diffusione avviene in Europa, durante il Medioevo. Utilizzati come protezione in guerra o “in pelle robusta per forgiare il ferro”. Ma anche, fin da allora, come complemento di moda o da cerimonia per i ricchi.

L’incoronazione in Inghilterra

I guanti sono protagonisti del rito dell’incoronazione in Inghilterra fin dal 973 d.C.Nel 1559, per l’occasione, la Regina Elisabetta I indossò guanti in pelle scamosciata bianca con frange d’argento. E quattro secoli dopo, nel 1953, Elisabetta II ne indossò di molto simili. Sempre e rigorosamente in pelle.

Sfida e castità

National Geographic racconta anche che la locuzione “gettare un guanto di sfida” ha radici storiche. In altre parole, nell’Europa antica, spiega a parole l’atto dei cavalieri che, gettando a terra i propri guanti, volevano avviare il duello con il proprio avversario. Nei dipinti di Tizianonel XVI secolo, possedere i guanti significava essere benestanti, mentre nella Chiesa cattolica i guanti indicavano la castità dei sacerdoti.

Guanti profumati

Valerie Steele (storica della moda e direttrice del Museo presso il Fashion Institute of Technology di New York), ricorda come nel XVI secolo si diffuse a corte la moda dei guanti profumati con erbe e spezie. Serviva per tenere lontane le malattie, ma anche “per mascherare il terribile odore della pelle, che veniva conciata con escrementi animali”.

Guanti bianchi

Nel XIX secolo divenne particolarmente apprezzato il capretto. Nacquero, così, i cosiddetti “guanti bianchi” che, progressivamente, diventano protagonisti della vita quotidiana, del galateo e del simbolismo. Italia, Spagna, Regno Unito e Americhe furono i Paesi dove il commercio di questo accessorio si sviluppò in misura maggiore.

USA, produzione e ospedali

“Negli Stati Uniti la cittadina di Gloversville, vicino a New York – scrive National Geographic – ha prodotto circa il 90% dei guanti a livello mondiale (e molta della pelle conciata degli USA) fino alla metà del XX secolo”. Nel 1894 i guanti entrarono nel contesto medico, grazie al regalo del primario di chirurgia del Johns Hopkins Hospital di Baltimora a una sua infermiera di sala che si stava rovinando le mani a causa dell’acido fenico.

Fine di una moda, forse

La moda dei guanti non tramontò fino agli anni ’60, al pari dei cappelli e delle cravatte, quando la moda si allontanò da quelli che riteneva essere i simboli dell’alta borghesia e della rispettabilità. Così, se dalle origini a Covid-19 la storia del guanto ha vissuto incredibili crescendo e un brusco semioblio, ora, con la pandemia,  tutto pare rimesso in discussione. “Sono sicura – conclude Steele – che le persone attente alla moda non vorranno continuare a indossare quegli orribili guanti in lattice. Se qualcuno fosse in grado di realizzare dei piccoli guanti neri, probabilmente troverebbe un mercato disposto ad acquistarli”. (mv)

Immagine Shutterstock

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