Dubai riabilita le fonti fossili e per la moda c’è solo Stella

Dubai riabilita le fonti fossili e per la moda c’è solo Stella

La 28ma edizione della Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici (COP) chiude il 14 dicembre, quindi per i bilanci definitivi c’è ancora tempo. Ma, intanto, salta all’occhio un dato politico. Da un lato Dubai riabilita le fonti fossili: l’Emirato, che organizza l’evento, ha approfittato dell’evento per rimettere al centro la rilevanza degli idrocarburi nelle politiche energetiche, in controtendenza con gli obiettivi annunciati della manifestazione. Dall’altro il sistema della moda rimane ai margini delle grandi conversazioni sulla riforma sostenibile dell’industria. E, cosa assai peggiore, trova essenzialmente la sua rappresentazione nella sola piattaforma ideologica di Stella McCartney.

Dubai riabilita le fonti fossili

È ancora da vedere quale compromesso uscirà da questa conferenza ONU sul clima a proposito dei combustibili fossili. Di certo c’è che l’emirato ha approfittato del palcoscenico per tutelare i propri interessi. Dalle retrovie, come denuncia l’associazione Kick Big Polluters Out perché nel parterre di COP 28 ci sono 2.456 lobbisti dei combustibili fossili, numero “quadruplicato rispetto all’anno scorso” nonché “da record”. Ma anche in maniera decisamente esplicita. Sultan Al Jaber, presidente della delegazione organizzatrice dell’evento e politico emiratino, ha definito la proposta di eliminare i combustibili fossili “un ritorno al tempo delle caverne”. Ridurre o eliminare il ricorso a fonti fossili sarebbe un obiettivo dell’evento: “Ma nessuna scienza – obietta Sultan Al Jaber – dimostra che l’uscita dai combustibili fossili sia necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi sopra i livelli pre-industriali”. Per ribadire il concetto, nei giorni di COP 28 si viene a sapere che la società petrolifera statale Adnoc, il cui capo è proprio Al Jaber, ha in programma di trivellare fino al 42% in più entro il 2030, secondo le proiezioni statistiche.

 

 

E per la moda chi c’è? Stella McCartney

Come segnala dal suo account LinkedIn Kerry Senior, direttore di Leather UK, alla COP il sistema della moda è sottorappresentato. Nel luogo dove si decidono le strategie globali per le attività umane, proprio l’industria spesso accusata di essere tra le più inquinanti ha pochissimo spazio. ICT ci prova a far sentire la propria voce, presentando edizioni aggiornate del Leather Manifesto. Ma a parlare di sostenibilità della moda, invece, chi c’è per il secondo anno consecutivo? Stella McCartney, paladina di un’idea di sostenibilità che è soltanto sua ed è utile solo al suo brand. Anche a Dubai l’imprenditrice ultra-veg ha allestito il suo “sustainable market” (in foto), da dove ne ha approfittato per lanciare le solite bombe contro la pelle e i materiali animali. L’unica voce che parla di moda, insomma, è quella ideologica di una svolta animal-free che non trova nella scienza alcun suffragio alla propria pretesa di superiorità ecologica. Sarà solo un caso, ma accade in una COP a trazione petrolifera.

 

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×