La digitalizzazione creativa per Bally, Launchmetrics, Microsoft

La digitalizzazione creativa per Bally, Launchmetrics, Microsoft

Come e perché digitalizzare la creazione di una collezione. Bally, Launchmetrics e Microsoft raccontano presente e futuro di una dimensione fashion tech in ossessiva evoluzione. Spiegando quel che è possibile fare ora insieme a quello che vedremo nei prossimi mesi e, in termini quasi visionari, che accadrà nel prossimo decennio.

La digitalizzazione di Bally

“Abbiamo tre sedi: Milano dove c’è il reparto merchandising, Caslano e Firenze dove ci sono gli uffici prodotto e tecnici. Fino a due anni fa dialogavano con le mail. Ora abbiamo una piattaforma che consente a più persone di verificare l’evoluzione della collezione. Riusciamo ad effettuare modifiche precise per industrializzare il prodotto in tempi molto più ridotti”. Questi sono i vantaggi della digitalizzazione secondo l’esperienza di Marco Esteri, global IT director di Bally, in un webinar organizzato da Lectra. Il brand svizzero aveva stabilito una roadmap digitale prima della pandemia. Poi è stata costretta a modificarla “perché servivano subito contenuti digitali (come i cataloghi, ndr) con un orientamento verso il mobile” ha detto Esteri. “A causa della pandemia, le esigenze di tutte le aziende di moda sono state: rivedere il pricing, rivedere l’assortimento delle collezioni, confrontarsi con i competitor”. Tra i prossimi step di Bally quello di “digitalizzare l’archivio storico: 60.000 paia di scarpe conservate nella sede svizzera di Schönenwerd per creare un patrimonio a supporto dei nostri uffici”.

 

 

I vantaggi di Launchmetrics

Ma quali sono e possono essere i vantaggi di una collezione digitalizzata? Alcuni li ha spiegati Gina Gulberti della piattaforma Launchmetrics, durante il suo intervento alla recente Pow Wow-Fashion Tech Week. Per esempio: “Un aumento dell’interesse attorno alle esperienze digitali del marchio”. Poi: “Dare continuità all’esperienza del marchio” attraverso l’interattività della collezione digitalizzata e la sua “maggior durata rispetto a una presentazione tradizionale in un luogo fisico, per cui c’è la possibilità di coinvolgere un pubblico più ampio e globale”. Senza dimenticare che, grazie ai big data, la “resa” “di una collezione digitalizzata è misurabile”. Non a caso, Gulberti, ha portato l’esempio del jungle dress di Versace indossato da Jennifer Lopez. Valutazione in MIV (Media Impact Value): 1,8 milioni di dollari.

Il futuro di Microsoft

L’orizzonte del futuro lo definisce, invece, Fabio Moioli di Microsoft, anch’egli ospite a Pow Wow-Fashion Tech Week. “Sempre più stilisti si avvalgono di algoritmi per essere più creativi” ha detto Moioli profetizzando, entro il prossimo decennio, l’addio allo smartphone in cambio dell’arrivo di abiti smart e intelligenti “capaci di farci migliorare la percezione della realtà”. (mv)

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