L’ultima è con Owens: Birkenstock, fedele a se stesso con le co-lab

L’ultima è con Owens: Birkenstock, fedele a se stesso con le co-lab

Niente riesce a frenare la crescita di Birkenstock, marchio che, nonostante la pandemia, ha vissuto un’estate (l’ennesima) di grande successo. Merito, anche, delle strategie di marketing intraprese dal brand tedesco, alcune delle quali piuttosto singolari e, in qualsiasi caso, mai finalizzate a dare al brand una “nuova immagine”. Lo dimostra l’ultima collaborazione, quella con il designer Rick Owens: Birkenstock continua a cavalcare l’onda delle co-lab, ma resta fortemente fedele a se stesso, ancorato al suo celebre sandalo e al suo DNA, che risale al 1774. Tanto per intenderci, sull’argomento vale la dichiarazione di Carla Sozzani: “È la moda che si è ispirata a Birkenstock, e non il contrario!”.

L’ultima è con Owens

L’ultima collaborazione di Birkenstock è quella con Rick Owens, presentata ieri, lunedì 14 settembre 2020, solo in digitale. Lo stilista statunitense ha reso total black 3 modelli del calzaturificio tedesco: Arizona, Boston e Rotterdam. Owens ha usato la pelle, aggiungendo ed estendendo le cinghie su Arizona e Boston, disponibili anche in pelle laminata iridescente. E ha rivestito di nappa nera il plantare anatomico che di solito presenta il colore naturale del sughero. I nuovi modelli saranno disponibili nei negozi a partire da marzo 2021. “La sua voce è totalmente unica e più rilevante che mai”, ha detto l’amministratore delegato di Birkenstock, Oliver Reichert per far capire che quella di Owens è più di una semplice capsule. Questa è la terza collaborazione tra Birkenstock e Owens.

 

 

Quelle con gli altri

L’azienda tedesca vanta due collaborazioni con Valentino e una con la Central Saint Martins di Londra. Un’altra con Proenza Schouler, Random Identities di Stefano Pilati, col marchio britannico di abbigliamento Universal Works e, infine, con Monocle.

Ma non va con tutti, anzi

Birkenstock va con tutti, quindi? Assolutamente no. Nell’agosto 2018 il marchio tedesco ha avuto “l’ardire” di rifiutare una proposta di collaborazione con Supreme. E alla fine del 2017, ha sbattuto la porta in faccia ad Amazon, accusandolo di commercializzare troppi falsi. Insomma, per l’azienda fondata nel 1774, che oggi dà lavoro a oltre 4.300 dipendenti e acquista la maggior parte delle materie prime in Italia e Spagna, o si fa come dice lei o niente. (mv)

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