Grandi numeri, dentro e fuori la fiera. E tantissima, “nuova” pelle: Salone e Fuorisalone fanno il pieno

Tenere il passo, giorno per giorno, di quello che hanno proposto il Salone del Mobile di Milano e il parallelo Fuorisalone, evento che (forse più che mai) ha travolto l’intera città, non è stato facile. Ma è stato, allo stesso tempo, esaltante. Primo, perché percorrere Milano la scorsa settimana ha avuto un sapore particolare. Forse “più particolare” degli anni scorsi. È una sensazione certificata dai numeri (stratosferici) e, nel particolare dalla pelle, dal modo in cui brand e designer l’hanno utilizzata in modo “nuovo”, non tanto cercando di stravolgerne la natura, quanto valorizzandola per dare vita a innovative soluzioni di arredo.

I numeri
Stratosferici o, semplicemente, “molto positivi” come si legge nella nota conclusiva del Salone: “La 58a edizione del Salone del Mobile.Milano si conclude con un risultato molto positivo, sia in termini di affluenza sia di qualità delle relazioni commerciali, a conferma della sua forza attrattiva e della sua grande capacità di coinvolgimento”. In cifre: “386.236 presenze, in 6 giorni, provenienti da 181 Paesi fanno registrare un incremento del +12% rispetto all’edizione 2017, analoga per i contenuti proposti”. Senza dimenticare i “2.418 espositori, di cui il 34% esteri, da 43 Paesi” trai quali “550 sono stati i designer partecipanti al Salone Satellite”. Fin qui il Salone, perché il Fuorisalone, con oltre 1.400 eventi sparsi per la città, ha travolto Milano con una partecipazione di massa che il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti, commenta così: “Abbiamo investito sulla qualità e abbiamo dimostrato ancora una volta la nostra voglia di fare sempre meglio, lavorando a stretto contatto con designer, artigiani, operatori della comunicazione e della cultura per continuare a produrre innovazione di prodotto e di processo e  raccontare storie che aumentano il valore dell’oggetto di design. Il risultato è che abbiamo venduto, ma soprattutto che tutti hanno percepito il nostro entusiasmo, la nostra capacità di fare sistema e di andare oltre il mero business per offrire un‘esperienza globale, in cui quello che conta sono le idee”.

La pelle
Griffe del lusso e concerie. Brand d’arredamento e marchi specializzati in accessori: calzatura, pelletteria, complementi d’arredo. Salone e Fuorisalone hanno dato a tutti l’occasione di dimostrare che “quel che conta sono le idee”. E moltissimi di loro hanno preso la pelle come “testimonial” della loro creatività d’eccellenza. Una creatività che settimana scorsa vi abbiamo raccontato a più riprese. Dallo straordinario successo della Collezione Objets Nomades di Louis Vuitton a Palazzo Serbelloni (talmente “ambita” che parecchi visitatori non sono nemmeno riusciti ad arrivare in fondo alla fila d’ingresso) all’installazione storico/artistica di Vito Nesta, che nelle stanze di Verdi del Grand Hotel et de Milan ha dato vita a Musica da Viaggio scegliendo come “vera sfida” le pelli Bonaudo (sfida stravinta). Poi la presentazione di Sicerp al Nhow Hotel, l’idea di Fabi di ripensare la sneaker insieme al know how ligneo di Porada, quella di Cassina di far rinascere la storica poltrona Cab grazie alle pelli che Santoni utilizza per le sue calzature. E ancora: l’idea geniale di Loewe di far reinventare in pelle il cestino di vimini e quella esclusiva di Hermés. Una pelle eclettica, di altissima qualità, “nuova” come quella dei giapponesi di Kobe Leather premiata con il primo premio agli Awards Under 35 del Salone Satellite e circolare all’ennesima potenza di eMOTIVI, brand presente nell’hub Reborn Ideas. Ma quella di tantissime scelte di arredo innovative, come pannelli murali, pavimentazioni, dettagli di letti e mobili. Morale: la pelle è stata ovunque.
Un riassunto necessario, quello delle righe precedenti, perché dimostra almeno due grandi verità. La prima: a dispetto di qualsivoglia antagonismo “etico” (se poi “etico” è..) nei confronti della pelle, quest’ultima viene continuamente esaltata come strumento di upgrading qualitativo anche in un mondo, quello del design, che in passato l’aveva relegata (quasi) a semplice rivestimento per divani, poltrone, sedute. La seconda: è strettamente correlata alla prima e riguarda la novità di questa pelle. Cioè la sua necessità di adattarsi a progetti di design che richiedono grandissima flessibilità produttiva, sia in termine di sviluppo che di quantità. Ma che, alla fine, premiano in termini di comunicazione e immagine.
Foto: Imagoeconomica

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