Trappola social: Zara finisce in guerra, Gucci non ne imbrocca una

Trappola social: Zara finisce in guerra, Gucci non ne imbrocca una

I social sono il terreno più scivoloso della storia della comunicazione fashion: lì dove si creano i fenomeni globali si può anche incorrere in figuracce altrettanto massive. Ne sanno qualcosa, da ultime, Zara, che si è trovata suo malgrado coinvolta in guerra, e Gucci, cui a volte la fortuna pare aver smesso di sorridere.

Se Zara finisce in guerra

Zara, brand ammiraglio del gruppo Inditex, si è trovata suo malgrado al centro di una campagna internazionale di boicottaggio. Perché? A causa della sfortunata campagna pubblicitaria per la collezione Atelier (in foto a sinistra uno scatto). Ideata a luglio e realizzata a settembre, intende riprodurre gli interni di uno studio d’artista mentre è in corso l’atto creativo. Ma a molti osservatori i manichini smembrati e avvolti in veli sono sembrati un inopportuno accostamento alle immagini di lutto che arrivano da settimane dalla striscia di Gaza. Le lamentele online si sono trasformate in alcuni casi in proteste fisiche nei negozi Zara. Il brand, pur negando l’intenzionalità dell’accostamento (impossibile anche solo per lo sfasamento temporale tra la realizzazione della campagna, ribadisce, e l’inizio delle belligeranze in Vicino Oriente), ha preferito ritirare la campagna.

 

 

Le polemiche su Gucci

Meno virulente, ma altrettanto ficcanti, sono le polemiche che hanno accompagnato la presentazione dell’albero di Gucci in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. La maison del gruppo Kering ha avuto l’onore di allestire i decori natalizi lì dove negli ultimi anni ha troneggiato l’installazione di Swarovski. Per farlo, ha optato per una soluzione concettuale: anziché il solito abete, ha tirato su una piramide di gift box alta più di 8 metri (in foto, dai social). Sotto la direzione creativa di Sabato De Sarno Gucci è ancora alla ricerca del magic touch che per anni ha avuto con Alessandro Michele, quando ogni iniziativa si trasformava in un successo di critica e di pubblico (soprattutto). A giudicare dalle reazioni di scherno che ha suscitato “the Gift of Love” (questo il nome dell’installazione), quel momento è ancora lontano.

 

Leggi anche:

CONTENUTI PREMIUM

Scegli uno dei nostri piani di abbonamento

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
iscriviti adesso
×