Milano Unica: sostenibilità e Generazione Z per l’estivo 2021

MIlano Unica presenta l'estate 2021

Una location (molto) particolare: Fabbrica Orobia, un ex scalo ferroviario a Milano. Un’occasione ben definita: la presentazione delle tendenze per l’estivo 2021. Una formula di “racconto” rinnovata e arricchita da un dibattito il cui titolo era tutto un programma: “La creatività può essere sostenibile”. Con queste premesse, ieri Milano Unica ha presentato i contenuti stilistici della sua prossima edizione, in calendario a Fieramilano Rho dal 4 al 6 febbraio 2020.
Tendenze
L’estate 2021, per l’evento fieristico milanese, ha mood e idee creative che prendono ispirazione dall’osservazione di un particolare target di consumatori: i ragazzi della Generazione Z. Dopo i Millennials, sono loro il nuovo mito di riferimento della fashion industry e del lusso. Sono, scrive MU in una nota, “la generazione del futuro, la prima che fin dalla nascita ha usato internet e per la quale struttura cognitiva e verbalizzazione passano attraverso la tecnologia”. Da qui la considerazione che “è vero che i post Millennials sono iperconnessi, sono veloci nell’assimilazione e nella sintesi ma è anche vero che, come i ragazzi del passato, hanno bisogno di socializzare e di accrescere la propria identità attraverso il gruppo, sebbene virtuale”. Ne deriva l’idea di proporre un percorso creativo che unisca “futuro e passato, l’approccio tecnologico con il concetto di tribù. Abbiamo pertanto scelto alcuni clan ideali, dal nord al sud del mondo, per definire una sintesi creativa e culturale”. Il tutto, partendo dall’assunto (spesso controverso) che la “Gen Z è la generazione più sensibile alle problematiche ambientaliste”.

 

 

Sostenibilità
Ecco, allora, che sul tema green (sul quale MU ha lanciato un progetto specifico nel 2017) e sul suo rapporto con la creatività, il salone ha messo a confronto alcuni opinion leader. Nell’ordine: il suo presidente Ercole Botto Poala; Emanuele Farneti, direttore Vogue Italia / L’Uomo Vogue; Giusi Ferrè, firma fashion del Corriere della Sera; Luca Sburlati, CEO di Pattern, Rankin, tra i fondatori di Dazed and Confused e Hunger; Claudia d’Arpizio. Prima riflessione: essere sostenibili significa accettare di dover lavorare in un contesto orientato al miglioramento continuo. Seconda riflessione (emersa dall’intervento di Emanuele Farneti e relativa al rapporto “impatto ambientale / modelli di consumo): come si può essere sostenibili se “siamo proprio noi a stimolare gli acquisti moda”? Una domanda, la cui risposta è l’architrave di tutto l’attuale sistema moda globale, filiera compresa.

Foto Gloria Mitter

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