Retail moda: Cura Italia non basta, serve quarantena commerciale

Retail moda: Cura Italia non basta, serve quarantena commerciale

Il decreto Cura Italia non basta: il settore moda richiede un trattamento più specifico, perché le conseguenze dell’epidemia di Coronavirus sono eccezionalmente gravi. Camera Buyer Italia e OVS rivolgono a Palazzo Chigi richieste simili d’aiuto. Mentre Confindustria Moda invita i proprietari immobiliari, per il bene del settore, a ripensare i canoni di affitto delle boutique.

Il Cura Italia non basta

Parlando con MFF, Francesco Tombolini (Camera Buyer Italia) parte da premesse molto chiare: “È il peggior marzo degli ultimi vent’anni. L’online è certo di aiuto, ma non può compensare il blocco nel fisico. Vendiamo al 14% del nostro potenziale. La previsione più ottimistica, al netto di ulteriori lockdown, è chiudere l’anno con un -26%”. Per questo, spiega, il decreto Cura Italia non basta. “Ci lascia frastornati – continua –: ci siamo sentiti abbandonati. La moda non è considerata: eppure è un settore fondamentale per il Paese. Solo le nostre insegne contano quasi 4.000 addetti”. Che cosa serve al retail? “Che il governo ci includa specificamente nei provvedimenti – è l’opinione di Tombolini –. Abbiamo bisogno di una quarantena commerciale di 60 giorni per i pagamenti di marzo e aprile”. Non solo: “Sarebbe importante ottenere la defiscalizzazione o la sterilizzazione delle rimanenze di questa e della prossima stagione – conclude –, così come della defiscalizzazione e della patrimonializzazione di investimenti online, digitalizzazione e ricerca”.

Il parere di OVS

Anche Stefano Beraldo, amministratore delegato di OVS, dalle colonne del Sole 24 Ore pretende da Palazzo Chigi una considerazione diversa per il retail moda. “Chiediamo di inserire il settore all’interno delle filiere in crisi – osserva –, con le medesime misure di tutela di altri settori, e che lo slittamento dei versamenti fiscali e retributivi a maggio sia spostato almeno a dicembre”. Beraldo sa che il governo può fare di più per la moda: “Occorre rimuovere un’anomalia del sistema impositivo che ci penalizza enormemente, il pagamento dell’IVA alla dogana – ad esempio –. Nei mesi scorsi e nei prossimi le aziende del nostro settore hanno versato e verseranno IVA su merci che non sono state e non saranno vendute”.

 

 

La questione locazione

Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda, rivolge un appello ai locatori: alla luce del lockdown (previsto almeno fino al 3 aprile) “i canoni di locazione e affitto dovuti a negozi e punti vendita sono divenuti, allo stato – riporta MFF –, eccessivamente onerosi e non più sostenibili da parte delle aziende”. Il manager confindustriale, ai vertici anche del brand Herno, dedica al tema una lettera aperta già sottoscritta da più di 50 tra i protagonisti della moda italiana. “Per la salvaguardia dell’intero settore – recita il testo –, nonché in applicazione del principio di buonafede contrattuale, chiediamo la comprensione e collaborazione di tutti i locatori nell’accogliere la nostra richiesta di sospendere la corresponsione dei canoni sino alla riapertura dei negozi e mostrare disponibilità a rinegoziare le condizioni dei contratti di locazione”.

 

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