Il patto di LVMH: con LIFE dice sì a pelle, esotico e pelliccia

i partecipanti all'evento LVMH di Parigi

Obiettivi raggiunti e risultati ancora da ottenere: perché il lusso può dare il proprio contributo alla battaglia della sostenibilità, senza bisogno di escludere alcun materiale di origine animale, senza cedere a slogan vuoti, ma perseguendo il metodo scientifico. Ne è convinto Bernard Arnault, presidente di LVMH, che ha ricevuto presso il quartier generale di Parigi lo scorso 25 settembre i CEO del gruppo del lusso che dirige. C’era da aggiornarsi sull’avanzamento di LIFE (LVMH Initiative for the Environment), il programma lanciato nel 2012 per favorire nelle maison del gruppo la creazione di nuovi strumenti di gestione ambientale.

Pelle, esotico, pelliccia
Le direttrici di intervento di LIFE sono quattro: prodotti, approvvigionamento, emissioni e stabilimenti produttivi. L’obiettivo di LVMH a proposito dei materiali animali, come pelle, pelli esotiche e pelliccia (ma anche vigogna, lana e piume), è mettere in sicurezza la catena del valore, assicurandosi forniture affidabili. A proposito di quanto già fatto, alla fine del 2019 il gruppo francese potrà dire di comprare il 70% delle pelli da concerie certificate, mentre entro il 2025 il 100% delle materie animali impiegate rispetteranno gli standard di tracciabilità richiesti. “Lo diciamo chiaramente: continuiamo a lavorare con pelli, pellicce e pelli esotiche – sono le dichiarazioni di Antoine Arnault, figlio di Bernard, riportate da Fashion Network –. È nostro dovere preservare questo know-how, ma anche farlo in modo corretto e trasparente. Ciascuna società del gruppo farà la propria scelta, ma dobbiamo essere realistici: i clienti continueranno ad acquistare questi prodotti e preferiamo che trovino da noi capi di qualità, prodotti nel modo più etico possibile”.

Sostenibilità di filiera
A chi ritiene che scartare la pelliccia (ce ne sono tanti) o le pelli esotiche (vedi CHANEL) sia la soluzione più efficace, LVMH risponde con un altro modello industriale. “Aver contribuito al ripopolamento dell’alligatore americano ci rende molto orgogliosi” è il commento di Michael Burke, presidente e CEO di Louis Vuitton, ripreso da WWD. “Il lusso può invertire la curva negativa – dice Daniel Natush, biologo di istituto per la conservazione IUCN, dalle colonne di MFF – e LVMH sta mostrando il cammino”. E la presenza nell’iniziativa di Stella McCartney, notoriamente a favore di una moda senza prodotti animali? LVMH è un gruppo liberale, ciascuno troverà la propria soluzione in coabitazione con quelle degli altri.

Convitato di pietra
Ve lo diciamo subito: il Fashion Pact. Se c’è qualcosa di cui non si è parlato, ma di cui all’evento parigino si è sentita la presenza, è l’accordo per l’ambiente sostenuto dall’Eliseo e sponsorizzato dai rivali del gruppo Kering. Le frecciatine sono diverse e si leggono in più passaggi. Si riconosce quando Antoine Arnault spiega ancora a FN che LVMH è un gruppo del lusso, non della moda, e che quindi la sua presenza in iniziative con focus diverso non ha senso. Oppure quando Bernard Arnault ribadisce che le maison del gruppo propongono capi che fanno della durabilità la propria quintessenza: “Questa è già una risposta agli sprechi che caratterizzano il fast fashion”. Non può passare inosservato che al Fashion Pact aderiscano marchi come H&M.

Metodo
Il programma LIFE non riguarda solo le materie prime. LVMH intende portare la quota di energia da fonti rinnovabili al 30% nel 2020, nonché può vantare di aver ridotto le emissioni del 25%. Per il gruppo il valore più importante è il metodo: si può fare sostenibilità “senza credere a ideologie effimere – conclude Bernard Arnault –, ma fidandoci della ricerca scientifica, unico metodo razionale per orientare la nostra strategia ambientale”.

Nella foto da lvmh.com i partecipanti all’evento parigino

 

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